Quando nasce un essere umano, qualcos'altro nasce insieme a lui. Comincia a formarsi una psiche, una struttura di personalità, un'identità dell'ego, una matrice di schemi plasmata dalle impressioni ripetitive lasciate dall'esperienza. Nel momento in cui diventiamo consapevoli di noi stessi, quel sé non è l'Essere. Sono le impressioni dell'esperienza, organizzate in un'identità. Quando siamo abbastanza grandi da riflettere, stiamo già riflettendo su quelle impressioni, non sulla realtà stessa.

La maggior parte di noi passa la vita facendo esattamente questo. Il lavoro del Diamond Logos offre qualcos'altro: una mappa di come si è formata quella matrice, e un modo per scoprire ciò che era presente prima che le impressioni cominciassero.

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La mappa inizia prima dell'inizio.

Prima della personalità, prima della memoria, prima del primo condizionamento, c'è un fondamento. La coscienza arriva in questo mondo già riposando in qualcosa, uno stato di oscura luminosità, di presenza aperta, con cui il neonato non ha ancora perso il contatto. Lo chiamiamo la qualità Nera. Non oscurità. Profondità.

Non è un'idea poetica. È qualcosa che una persona può riconoscere direttamente, nella propria esperienza, quando le condizioni sono giuste. Il lavoro crea quelle condizioni.

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La separazione da quello stato originario è la condizione del divenire.

L'anima non rimane in quel fondamento aperto. Non può, non se deve diventare un essere umano, con un sé reale, capace di un contatto autentico con la vita. L'Essere stesso diventa umano attraverso questo movimento, entra nel tempo, entra nella forma, entra nella possibilità di essere se stesso attraverso una persona viva.

Ma il movimento lascia delle tracce. E sono quelle tracce ciò dentro cui la maggior parte di noi vive, in gran parte senza saperlo.

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La prima qualità che l'anima incontra è l'amore.

Non l'amore come sentimento, ma l'amore come campo, la presenza calda e luminosa tra madre e bambino. È la qualità Rosa: un amore che apprezza, il primo modo in cui l'Essere si fa conoscere a una coscienza umana. Accanto a essa, nella fase più precoce della vita, prima che oggetto e soggetto siano separati, c'è qualcos'altro, uno stato fuso, dorato, di dolcezza indifferenziata. La psicologia chiama questa fase unità duale. L'insegnamento riconosce la qualità al suo cuore come amore che fonde, l'Oro.

Ogni essere umano ha conosciuto tutto questo. La maggior parte non ne ha memoria. Ma il sistema nervoso ricorda. E la fame che guida gran parte della vita adulta, di riconoscimento, di appartenenza, di qualcosa che finalmente faccia sentire che è abbastanza, è in gran parte l'eco di quella pienezza originaria, che cerca se stessa.

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La mappa segue l'effettiva sequenza dello sviluppo.

Dopo lo stato fuso e dorato viene il bisogno di essere accolti, di avere un ambiente capace di ricevere e sostenere ciò che il bambino realmente è. Poi la scoperta che il nutrimento può venire dall'interno, non solo dall'esterno. Poi l'accensione della qualità Rossa: il coraggio vitale di avventurarsi nella vita, di sentire pienamente, di esserle pienamente presenti. Quando questo fuoco è vivo, l'organismo può davvero prosperare. Quando è stato soppresso, da ambienti che non potevano tollerare la piena vitalità del bambino, qualcosa di fondamentale si spegne.

Poi viene la Bianca, non fuoco ma terra. La solidità interiore che permette a una persona di stare in se stessa senza sforzo né crollo. La capacità di essere una persona separata, sostenuta non dalla tensione ma dalla presenza.

E con la formazione di una persona separata viene la struttura che la mantiene al suo posto: il superego. La voce interiorizzata della famiglia, della cultura e del condizionamento. Il giudice interiore che usa la vergogna e il commento per mantenere la forma familiare del sé. È il soffitto psicologico, la struttura che mette un tetto al movimento naturale verso la vitalità.

È qui che vive la maggior parte delle persone. Non nella crisi. Sotto un soffitto che hanno imparato a chiamare se stesse.
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La qualità Gialla è ciò che diventa disponibile quando quel soffitto comincia a sollevarsi.

Non la felicità. Non l'ottimismo. Ma la gioia intrinseca di una coscienza che ha trovato il proprio fondamento, la gioia che viene specificamente dall'essere se stessi, dall'abitare un sé reale e separato, dall'incontrare il mondo con curiosità anziché con difesa.

È questo ciò verso cui la mappa indica. Non uno stato da raggiungere, ma una natura da riconoscere.

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La mappa non è il territorio. Ma senza una mappa, la maggior parte delle persone passa la vita scambiando il soffitto per il cielo.